Il Quorum nel Referendum Abrogativo, questo sconosciuto

scheda elettorale

di Giovanni Esentato

Il 17 aprile, è il giorno indicato per le votazioni sul Referendum Abrogativo dell’articolo 6 comma 17 del codice dell’ambiente, dove si prevede che le produzioni continuino fino a quando il giacimento lo consente.
La formula referendaria testualmente recita: “Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?”.
Il quesito riguarda solo la durata delle concessioni (e quindi non nuove trivellazioni)  già in atto entro le 12 miglia dalla costa, e non riguarda le attività petrolifere sulla terraferma, né quelle in mare che si trovano a una distanza superiore alle 12 miglia dalla costa (22,2 chilometri).

Se vincerà il sì, sarà abrogato l’articolo 6 comma 17 del codice dell’ambiente, dove si prevede che le produzioni continuino fino a quando il giacimento lo consente. La vittoria del sì bloccherà tutte le concessioni per estrarre il petrolio entro le 12 miglia dalla costa italiana, quando scadranno i contratti. Tra gli altri saranno interessati dalla misura: il giacimento Guendalina (Eni) nell’Adriatico, il giacimento Rospo (Edison) nell’Adriatico e il giacimento Vega (Edison) davanti a Ragusa, in Sicilia. Non saranno interessate dal referendum tutte le 106 piattaforme petrolifere presenti nel mare italiano per estrarre petrolio o metano. La vittoria del No lascerà la situazione immutata e le concessioni potranno essere prorogate fino al naturale esaurimento del giacimento. Ma, comunque, non si potranno eseguire nuove perforazioni o aprire nuovi pozzi. Ma vi è una terza via con la quale il referendum dovrà confrontarsi per essere validato e produrre effetti abrogativi.

Difatti per poter essere validato il referendum abrogativo ha necessità di avere il “quorum”. Cioè la consultazione referendaria produce effetti legislativi, in questo caso con l’abrogazione di una legge dello Stato, a condizione che: «La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione una percentuale degli aventi diritto pari alla metà più uno dei votanti alle elezioni per il rinnovo della Camera dei deputati immediatamente precedenti la data di indizione del referendum, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi». Da qui la necessità di avere un “quorum” in grado di determinare che effettivamente ad esprimersi sulla abrogazione di una legge si esprima una “maggioranza” consistente di elettori rispetto alla “maggioranza” rappresentativa che ha espresso in Parlamento il varo della legge che si vuole abrogare.

Vediamolo da vicino e lo facciamo utilizzando la relazione alla proposta di legge costituzionale a firma della senatrice Dorina Bianchi (PD) relativamente alla modifica dell’articolo 75 della Costituzione.

“Il termine quorum indica il numero di partecipanti o elettori necessario affinché una votazione sia valida. Il termine è mutuato dal latino quorum (dei quali), sottintendendo l’espressione suffissa «è necessaria la presenza o il voto favorevole».

Nella legislazione italiana la previsione di un quorum è contemplata, ad esempio, nel campo del diritto pubblico, per la validità del referendum abrogativo o per l’elezione del Presidente della Repubblica, ma vi sono anche esempi in altri campi, come nel diritto societario.
Nell’uso del termine in materia deliberativa o elettorale, possiamo distinguere tre principali tipologie di quorum, in conformità alle accezioni generalmente ad esso attribuite, così come desunte dalla corrente giurisprudenza:

il quorum strutturale o costitutivo indica il numero o la percentuale minima di aventi diritto che debbono essere presenti ad una riunione o partecipare ad una votazione, affinché sia ritenuta valida e possa avere gli effetti proposti: corrisponde, in sostanza, al numero legale;

il quorum funzionale o deliberativo indica il numero o la percentuale minima di voti a favore da ottenersi perché un candidato possa essere eletto o una proposta possa essere approvata;
il quorum per opzione (per-option quorum) è una modalità alternativa di quorum che, invece di porre un vincolo sul numero minimo di votanti complessivi, lo pone sul numero di votanti per almeno una delle due opzioni (favorevoli o contrari).

Ad esempio, una possibile applicazione potrebbe richiedere che almeno il 25 per cento più uno degli aventi diritto voti sì o che almeno il 25 per cento più uno degli aventi diritto voti no. È da notare che, anche nel caso del quorum classico, la votazione potrebbe passare con solamente il 25 per cento più uno di voti per il sì, se un ulteriore 25 per cento di persone votasse no; in questo caso è infatti palese la stranezza di un sistema che approva un giudizio anche se ci sono più voti contrari ad esso.

Il vantaggio principale del quorum per opzione consiste nel fatto che con ciò si risolve il problema del boicotaggio del quorum e che si incentivano a partecipare alla votazione i votanti che hanno un’opinione chiara in favore o a sfavore della questione oggetto di voto.
Nell’ordinamento italiano non è previsto alcun quorum strutturale per le elezioni politiche e per il referendum confermativo di cui all’articolo 138 della Costituzione, mentre esso è previsto per il referendum abrogativo di una legge ordinaria. Vi è anche la previsione dei un quorum nei referendum per modificare i confini amministrativi delle regioni. Nelle elezioni del sindaco e del consiglio comunale nei comuni fino a 15.000 abitanti, ove sia presente una sola lista, è necessario il raggiungimento di un duplice quorum: il numero dei votanti non deve risultare inferiore al 50 per cento degli aventi diritto (quorum strutturale) e la lista deve aver riportato un numero di voti validi non inferiore al 50 per cento dei votanti (quorum funzionale). Qualora non si siano raggiunte tali percentuali, l’elezione è nulla.
Quando il quorum non viene raggiunto, la votazione non può avere effetto sulla legislazione, ovvero si ha l’effetto della nullità dell’elezione, e non può perciò cambiare lo status quo. Di conseguenza, coloro che sono a favore del mantenimento dello status quohanno la possibilità di attuare una strategia ostruzionistica, detta anche sabotaggio del quorum, consistente nel non partecipare e nell’invitare altri a non prendere parte alla votazione. Questa tattica è vantaggiosa, rispetto alla partecipazione al voto per il mantenimento dello status quo, in quanto, a coloro che non vanno a votare per scelta, si aggiungono tutte quelle persone che solitamente non si esprimono perché disinteressate alle votazioni.
Il requisito del raggiungimento di un quorum per la validità del voto e dei suoi effetti è stato oggetto di alcune posizioni contrarie, che in genere lo contestano per ragioni fra le quali si annoverano quelle connesse alle seguenti considerazioni:

dà troppo potere ai no, quasi di veto;

disincentiva la partecipazione al voto per i contrari, e a volte di riflesso anche per i favorevoli;
porta a situazioni in cui viene confusa la volontà dei contrari con quella degli indecisi/disinteressati;
può portare a situazioni paradossali in cui per rendere valida una votazione sarebbero necessari più voti contrari;
nei casi in cui c’è incertezza sul raggiungimento del quorum ma non sulla prevalenza di una delle due opzioni, elimina di fatto la segretezza del voto;
consente agli astensionisti di invalidare il voto di chi si è recato alle urne;
se i contrari di dividono tra chi vota no e chi non vota per non far raggiungere il quorum, il sì può vincere anche con una minoranza: ad esempio se il 25 per cento più uno votano sì, il 25 per cento vota no, il 25 per cento non vota per non far raggiungere ilquorum e un ulteriore 25 per cento è rappresentato da coloro che comunque non vanno a votare, il quorum viene raggiunto e vince il sì, anche se i sostenitori del no sono di fatto il doppio.

Ora, allo scopo ben preciso di cercare di porre un termine agli innumerevoli referendum abrogativi resi nulli dal mancato raggiungimento del quorum, con il presente disegno di legge costituzionale si propone un abbassamento del quorum medesimo, allo scopo di rendere più difficile l’azione ostruzionistica di quanti, e sono tanti ormai, mirano a far fallire le consultazioni referendarie aderendo al partito degli astensionisti e facendone in continuazione proseliti.

Il nuovo testo del quarto comma dell’articolo 75 della Costituzione, nel merito, stabilisce che il quorum del referendum abrogativo debba corrispondere al 50 per cento più uno, quindi alla metà più uno, dei votanti alle elezioni della Camera dei deputati immediatamente precedenti la consultazione referendaria in questione.
In questo modo, la soglia del quorum eviterebbe di essere rigida e fissa, rendendo così più difficile la campagna per l’astensione al voto di quanti mirano soltanto al ripetuto fallimento dei referendum abrogativi”.

Quindi quando si legge di “reato” nell’invito all’astensionismo – pratica prevista e contemplata si scrive cosa non esatta e non veritiera. L’astensione nel referendum abrogativo è di per sé una espressione di non adesione ai motivi che lo hanno prodotto. E chi usa lo strumento o invita all’astensione non commette alcun reato né di tipo ideologico né di tipo strumentale.

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