Enrico Mattei, l’italiano più potente dopo Giulio Cesare, l’uomo che proiettò l’Italia nell’ Era Industriale.

enrico mattei
di Giovanni Esentato
Ho partecipato recentemente ad un incontro con studenti dell’Istituto Superiore “Scarpa” di Oderzo, in provincia di Treviso. L’argomento dell’incontro promosso dagli studenti è stato il Referendum del 17 aprile. Nel corso dell’incontro ho rappresentato la posizione del NO al Referendum. E durante quell’incontro gli studenti sono stati attenti ed interessati all’argomento che, comunque vada, condizionerà la loro vita futura.

Ebbene nel corso dell’incontro ho chiesto agli studenti se conoscevano Enrico Mattei, chi fosse stato e cosa faceva nella vita. Non mi sono meravigliato molto al fatto che nessuno di loro ha saputo darmi una risposta. Se non un vago collegamento a “petroliere italiano”. I programmi di studio della nostra scuola non parlano di Enrico Mattei. Una carenza che contribuisce alla disinformazione che regna sul ruolo strategico che l’Italia ha svolto nel quadro dello sviluppo della industrializzazione a livello mondiale.
Allora ho invitato i ragazzi a visionare il film di Francesco Rosi “Il caso Mattei” il quale “unendo con rigore cronaca, ricostruzione documentaria e libera rievocazione, attraverso l’utilizzo di una pluralità di fonti e punti di vista (interviste, reportage, diapositive, intervenendo talvolta in prima persona per la formulazione di domande contestuali alla realizzazione del film) Francesco Rosi realizza con notevole efficacia il ritratto di Enrico Mattei ” l’italiano più potente dopo Giulio Cesare”. Il caso Mattei è un thriller politico, dal linguaggio cinematografico anticonvenzionale e dall’originale sobrietà di stile che raggiunge lo spettatore non solo emotivamente ma soprattutto lo coinvolge nella ricerca di nessi segreti e nascosti del potere costringendolo a intraprendere un cammino di presa di coscienza. E’ l’impegno civile, il distacco critico, l’indagine sull’accertamento dei fatti e l’interrogazione sulle loro cause di un “condottiero” (così Fellini definiva Rosi) capace di rendere concreta per immagini una speculazione astratta attraverso la regia, rendendoci partecipi della sua indignazione morale e costante ricerca intellettuale.

la locandina del film “Il Caso Mattei” di Francesco Rosi con Gian Maria Volontè
Rosi facendo sua una suggestione che era stata dei neorealisti si occupa di temi di immediata attualità dove lo sguardo sui personaggi funziona da rivelatore della complessità storica e politica. Trattasi di cinema tutt’altro che ideologico ma in continua osservazione e ridefinizione, un cinema che offre uno scorcio eloquente della politica italiana del dopoguerra, di un’Italia dei risultati ma anche degli errori e delle contraddizioni. Sono gli anni del radicamento sociale dei partiti che si identificano nella rappresentanza popolare ma anche nei meccanismi clientelari. Nel 1953 nasce l’Eni (a cavallo appunto tra impresa pubblica e politica) grazie alle capacità di Mattei a cui era stato affidato il compito di liquidare l’Agip, una società statale istituita dal regime fascista e che Mattei amplia e riorganizza in Eni. Personaggio ambiguo e controverso, la cui influenza politica e i cui ambivalenti rapporti con la Democrazia Cristiana ne manifestavano la complessità e l’impossibilità di una sintesi univoca della sua personalità. Sotto la sua direzione vengono negoziate importanti concessioni petrolifere in Medio Oriente e conclusi accordi commerciali “scomodi” con l’Unione Sovietica portando alla rottura dell’equilibrio stabilito dalle “sette sorelle” del petrolio. L’intreccio narrativo privo di una lineare concatenazione dei fatti traccia una rete di connessioni senza la pretesa di imporre verità assolute e senza dispensarsi dal sollevare dubbi sulla fine di Mattei (il bireattore personale su cui viaggiava il 27 ottobre 1962 precipitò nel cielo di Bescapè nei pressi di Milano), avanzando l’ipotesi, non di certo facile per quegli anni, di sabotaggio e di complotto. Tale tesi è accentuata dalla scomparsa in circostanze sospette nel 1970 del cronista Mauro De Mauro che avrebbe dovuto collaborare alla realizzazione del film ricostruendo le ultime ore di vita “dell’imprenditore di stato”. Palma d’oro a Cannes nel 1972 ex aequo con La classe operaia va in paradiso di Elio Petri”.
La conoscenza della vicenda umana e professionale dell’Ing. Enrico Mattei contribuirebbe a far conoscere alle nuove generazioni il ruolo che l’Italia, grazie a questo grande italiano, ha avuto nello sviluppo industriale non solo italiano. La metanizzazione del nord italia e successivamente del resto d’Italia realizzò la base per lo sviluppo economico e sociale dell’intero Paese che faceva ancora i conti con i danni della guerra e con quelli di una economia povera su base prevalentemente agricola e feudale. Oggi, secondo i proponitori di uno scellerato referendum Enrico Mattei, apparirebbe un devastatore dell’ambiente ed un lobbista delle compagnie petrolifere. Invece fu un innovatore ed un dirigente pubblico di grandissima levatura morale. Lo si deve alla sua opera e alla sua “visione” se l’Italia è stata in grado di divenire uno dei paesi più progrediti al mondo. Con buona pace dei mediocri di pensiero come Michele Emiliano.
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