Emiliano fra “le trivelle” in Puglia, che non ci sono, e con 3000 ettari di terreno agricolo sottratto dal fotovoltaico

Ministero dello sviluppo economico - DGS-UNMIG
Ministero dello sviluppo economico – DGS-UNMIG

La posizione integralista assunta da Michele Emiliano rispetto al referendum del 17 aprile ha assunto una dialettica che in bocca ad un Governatore, ed importante esponente del partito di Governo, non si spiega e comincia a trovare dei distinguo proprio fra coloro i quali sono stati promotori del referendum stesso. Difatti il presidente della Regione Basilicata non gliela manda a dire e lo rimprovera per i toni ed anche il merito delle sue argomentazioni contro il governo centrale.

Una questione, quella del referendum, che vede Emiliano fra i più attivi e motivati del fronte del SI. Come se la Regione Puglia fosse, al pari della Romagna, “infestata” da centinaia di piattaforme e problemi di inquinamento da esse derivanti. E, invece, basta andare sul sito del MiSE e constatare che nelle acque delle 12 miglia che circondano la Puglia di impianti interessati al referendum non ce ne è neppure l’ombra. Unico impianto, nelle acque pugliesi oltre le 12 miglia è il pozzo “Aquila 3” distante dalla costa di Brindisi 50 km e produce olio.  carta impianti offshore 2di2.

Lungo le coste pugliesi, isole Tremiti compresi, come per il resto d’Italia le “trivellazioni” sono proibite e non ce ne saranno né dopo il 17 aprile né mai. Non si comprende perché, allora, il presidente Emiliano sia così “preso” da una vicenda ambientalista che proprio nella sua Regione non ha motivo di destare preoccupazioni. Se non per una disputa politica che lo vede contrapposto ideologicamente alle linee guida dello “Sblocca Italia” emanato dal governo guidato dal partito che lo rappresenta. D’altronde è stato stesso lui a dichiarare che è una questione di principio nei rapporti con il primo Ministro e con il Governo. Non un tema ambientale quindi. Ma è sui temi dell’ambiente che il presidente Emiliano tace, ad esempio, sulle condizioni biologiche delle acque rivierasche dove ben 8 depuratori risultano non efficienti e le coste adiacenti risultano inquinate. Ma anche sotto il profilo delle cosiddette fonti energetiche alternative, il fotovoltaico, ad esempio risulta che la “Puglia è la regione regina del fotovoltaico: 37.210 gli impianti realizzati per una potenza installata pari a 2.474 megawatt. La provincia leader è quella di Brindisi. La Puglia è anche la regione in cui ci sono gli impianti di taglia più grande ed è pure la regione in cui, tempo 4-5 anni, potrebbero crescere di cinque volte. La superficie della Puglia vede già 3mila ettari coperti da pannelli fotovoltaici più altri 3.900 già autorizzati. Ma sono centinaia le richieste pendenti”. Con perdita di territorio migliaia di ettari di terreno una volta votato alla agricoltura di eccellente qualità (grano, uliveti, carciofi, cocomeri, pomodoro). Per non parlare poi dell’eolico dove l’impatto è altrettanto invasivo su terreni un tempo a vocazione esclusivamente agricola. I “parchi Eolici” così definiti per richiamare una ecologica piantumazione di pali ed eliche mastodontiche hanno cambiato il volto dei territori che si estendono dalla orientale Irpinia, in Campania, fino ad oltre Candela. Affare ultramiliardario nella quale si sono buttati a capofitto multinazionali e le immancabili organizzazioni criminali che hanno fiutato un business che supera i 230 miliardi di euro. Cambiando radicalmente l’economia locale ma con pochissimo profitto per le popolazioni locali ed altrattentanto scarso, scarsissimo indotto di sviluppo economico. Altro che trivelle… In tutto questo Emiliano ha inteso tacere, concentrandosi, invece, su un referendum politico il cui risultato non interessa minimamente l’economia pugliese. Occorre che qualcuno gli dica, inoltre, che le cozze che ha mangiato – quelle che gli furono regalate a sua insaputa da un personaggio discutibile sul piano del profilo morale e della legalità – molto probabilmente provenivano dagli allevamenti offshore che sono in Romagna. Ciò perché la produzione locale di mitili è insufficiente a soddisfare la domanda del mercato. E quindi vengono “importate” da Marina di Ravenna. E non mi sembra che egli non abbia gradito.

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