Carlo Rubbia, le rinnovabili e l’energia fossile. Un parere che fa giustizia dei luoghi comuni.

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di Giovanni Esentato

Il professor Carlo Rubbia, premio Nobel per la Fisica nel 1984, insieme ad un pool di scienziati tedeschi ha messo a punto un  sistema per estrarre energia, senza emissioni di CO2, dal gas fossile. Una “scoperta” sulla quale gli stacanovisti delle risorse cosiddette “rinnovabili”, gli integralisti dell’eco ambiente mistico e i farisei del NO a tutto ciò che non sia un pannello solare (che in termini di impatto ambientale è uno dei maggiori sottrattori di risorse agricole mai inventato) o una macchina eolica (altrettanto invasiva in termini di inquinamento acustico e distruzione del paesaggio), tacciono. E certo non si può dire che il professo Rubbia sia una longa manus dei “poteri forti petroliferi”. Anzi egli, nemo profeta in patria, è stato uno dei maggiori artefici di impianti termodinamici alimentati da energia solare. Uomo di Scienza di rilevanza mondiale ha riveduto la sua posizione, primariamente portatore di teorie sulle rinnovabili, proprio per la sua capacità scientifica di vedere, sperimentare ed osservare. Con quel distaccato senso delle cose che lo vede non affezionato a visioni filosofiche o mistiche sul modo di produrre energia. Assunto che essa, l’energia, è una ineludibile ed inderogabile necessità ed il passaggio dalla fossile (gas) alle rinnovabili, come la geotermia, è vista come una conquista e non come una perdita di risorse. Qui la intervista che già nel 2011 rilasciava a Repubblica.it. Una chiarissima sintesi sulla modalità di uso delle diverse forme di risorse energetiche senza i fronzoli del misticismo ambientalista, inconcludente di questi giorni. Nel 2015 in una intervista a TGcom24 il suo pensiero evolve verso un nuovo e “rivoluzionario” uso della risorsa fossile grazie agli studi e ricerche realizzate in Germania. Ed egli, seppur Premio Nobel per la Fisica quantistica, cuore della Energia Nucleare, fa un balzo in avanti lasciandosi alle spalle quelle teorie che pure lo hanno visto assertore e sostenitore dell’energia nucleare negli anni 80. Una mente da scienziato “plastica”, che non si innamora di teorie ma che le testa e le modula sulle nuove conoscenze scientifiche che egli stesso sperimenta, ricerca e adotta. E’ di questo che ha bisogno l’Italia. Non di stereotipate e immobili posizioni che alimentano mistiche idee sull’ambientalismo. Sterili quanto dannose, soprattutto all’ambiente, che solo a chiacchiere e con azioni propagandistiche dice di voler difendere.

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Un commento su “Carlo Rubbia, le rinnovabili e l’energia fossile. Un parere che fa giustizia dei luoghi comuni.

  1. Vincenzo Francaviglia il said:

    Anche se il rendimento del fotovoltaico per mq certamente aumenterà col progredire delle tecniche di produzione, occorre soffermarsi sulla superficie che occorrerebbe per produrre, facciamo il caso dell’Italia, la metà del fabbisogno energetico di questo paese. Non è concepibile. E’, invece, pensabile coprire di fotovoltaico le grandi aree desertiche del pianeta. In ogni caso, l’energia solare che trasformiamo col fotovoltaico è sottratta al bilancio dell’atmosfera terrestre con conseguenti cambi climatici da valutare, cosa che non accedrebbe se si sfruttasse il calore geotermico. Hanno ragione Rubbia e gli altri scienziati tedeschi a cercare una soluzione per ricavare energia dalle riserve fossili senza produrre CO2.
    Vincenzo Francaviglia, Lisbona, ex-direttore del CNR-ITABC di Roma.

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